L’intervento di Obama a favore di Apple, contro Samsung

Il Presidente Obama difende Apple

Il Presidente Obama difende Apple

Un fatto simile non accadeva dal 1987. Il Presidente degli Stati Uniti scende in campo e straccia un’ordinanza della sua Autority Indipendente, la Itc, che aveva posto il veto sulla vendita di  iPhone 3GS, iPhone 4, iPad 3G (di prima generazione), iPad 2 3G e iPad 3 in virtù delle violazioni di brevetti tra Apple e Samsung, lotta che passa oramai attraverso i tribunali di tutto il mondo da troppo tempo. Sarebbe stata la prima grande vittoria di Samsung su Apple in territorio americano, che avrebbe potuto creare un pericoloso precedente: qualsiasi società avrebbe potuto fare della guerra di brevetti una vera strategia di mercato. Un mercato da 400 miliardi l’anno, che coinvolge aziende e lavoratori in tutto il mondo, necessita di prese di posizione forti.

La tutela della produzione nazionale accomuna le strategie politiche e legali di tanti Governi del mondo, e in America viene affrontata ad oltranza fuori da ogni logica. Nel Regno Unito i vertici di Standard Chartered hanno ricevuto solo una sanzione pecuniaria per aver trattato con l’Iran, senza alcuna ripercussione legale, così come lo scandalo del gruppo bancario HSBC, non compromessa legalmente per non distruggerne la reputazione. In entrambi i casi, dopotutto, ne gioveranno i lavoratori: nessun rischio di perdere il proprio posto di lavoro o di vedere compromesso lo sviluppo industriale della propria azienda, anche se i vertici hanno violato leggi e brevetti.

E in Italia? I fatti più recenti testimoniano come la tendenza autodistruttiva a livello industriale sia sostenuta anche legalmente e burocraticamente. Migliaia di attività sono costrette a chiudere in assenza di autorizzazioni, permessi o per semplici violazioni fiscali, con multe spesso esorbitanti. La merce sequestrata a Taranto dall’Ilva, pari a circa un miliardo di Euro, rimane immobilizzata in quando ritenuta dai tribunali corpo del Reato. E’ una sottile linea, quella che determina l’equilibrio tra le eventuali pene da scontare, il tipo di violazioni e l’autotutela finanziaria del Paese. Che, probabilmente, andrebbe urgentemente rivisitata in virtù dei più recenti fatti di cronaca.

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