Si può morire per internet a 14 anni?

06--08-2013_220930

Una storia molto triste. Che lascia sdegno e  rammarico per una vita che si spegne senza una vera ragione, e che potrebbe aprire nuovi scenari legali sulla legittimità e sulla sicurezza dell’utilizzo della rete, specie per minorenni e per gli utenti psicologicamente più deboli. A farne le spese, la giovanissima studentessa inglese Hannah Smith di Lutterworth, che – stando alla ricostruzione delle indagini pubblicata dal Daily Mail – ha preferito impiccarsi a seguito di insulti e  minacce anonime ricevute sul sito Ask.fm.

La rabbia di genitori e parenti si scaglia contro il portale lettone Ask.fm, già ribattezzato dai media “stalker paradise”, per offrire la possibilità di inviare messaggi, anche pesantemente offensivi, mantenendo il massimo anonimato. Come i vari “Muori” o “devi morire di cancro”, che la giovane Hannah pare abbia ricevuto sul proprio account. Il padre della ragazza è intenzionato a far accusare i gestori del sito per omicidio colposo. Inquietante, l’immagine utilizzata da Hannah nel proprio account il giorno prima di togliersi la vita, riportata qui di seguito, con una scritta che recita: Tu pensi di voler morire, ma in realtà vuoi solo essere salvato.”

La foto che Hannah ha inserito sul proprio profilo il giorno prima del suicidio

La foto che Hannah ha inserito sul proprio profilo il giorno prima del suicidio

La vicenda lascerà comunque un segno importante, sia etico e legale: fino a che punto deboli minorenni o persone depresse o psicologicamente labili posso utilizzare risorse web per la comunicazione anonima? Cosa fanno le autorità e i gestori contro il cyber bullismo? Ask.fm ha attualmente più di 60 milioni di utenti, che possono accedere liberamente a fotografie ed informazioni di ragazzine dai 13 anni a salire. Gli insulti e le avances sessuali sono all’ordine del giorno. Ma purtroppo non tutti reagiscono infischiandosene.

E’ evidente che qualcosa deve essere cambiato. Una politica più restrittiva e controllata avrebbe potuto salvare una vita umana? Chissà se, in futuro, qualcosa potrà cambiare per evitare il ripetersi di casi analoghi, adottando una più oculata regolamentazione delle risorse e dei Social Network. Troppo tardi, però, per la piccola Hannah.

 

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