Wifi libero? In Italia, è sempre più controllato

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[pullquote]Tornano norme restrittive in linea con il vecchio Decreto Pisanu, che obbliga i gestori al monitoraggio e alla registrazione degli utenti[/pullquote]Wifi Libero, negli esercizi commerciali: un’utopia? L’idea dell’offerta del Wifi libero, da sempre proposta da esercizi commerciali (e decisamente ricercata anche nelle località turistiche) si scontra con le norme più recenti approvate nella Commissione Parlamentare. L’idea nasce da un emendamento al Decreto del Fare del Governo Letta, che obbliga esercenti e gestori a tracciare la connessione dei propri clienti, adottando misure tecniche particolarmente onerose.

Il Decreto del Fare tradisce dunque, tradisce uno dei passaggi fondamentali che tanto era stato apprezzato dal popolo della rete e dagli addetti ai lavori: quello di liberalizzare e rendere più semplice e dinamica l’offerta di connessione alla rete, per tutti quegli esercizi come bar, ristoranti ed hotel, ove la presenza di connessione alla rete può garantire un servizio comodo ed efficace per turisti e clienti. E non era, in passato, piaciuto neanche nella normativa per l’ambiente, e per la gestione dei fondi, distribuiti poi per istruzione e sanità.

[pullquote]Molto onerose le spese per gli esercizi commerciali che offrono il free wifi[/pullquote]La normativa proposta, ha dunque obbligato alla tracciabilità degli utenti, con un sistema ancor più restrittivo di quello già introdotto in passato dal Decreto Pisanu. In pratica i gestori della rete, pur non identificando gli utilizzatori, dovranno garantire il monitoraggio mediante  l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico. Il trattamento dei dati personali è effettuato senza il consenso dell’interessato, che deve comunque validare la lettura della relativa informativa. Gli esercizi si trovano a dover installare un server syslog protetto e ad affrontare spese di installazione e manutenzione ancor più onerose.

La norma è irrealizzabile e deve essere rivista. Un pasticciaccio all’italiana, che di fatto diventa tecnicamente irrealizzabile e non fa che peggiorare le cose (e pensare che il Decreto del Fare doveva… rilanciare l’economia) . Come fa notare Stefano Quintarelli di Scelta Civica sul suo blog, il gestore è anche obbligato a fornire un ip pubblico (e non uno interno della rete, per intenderci 192.168.x.x) che però, nel mondo, sono di fatto esauriti.

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